Città Vallo di Diano
Facciamo qualcosa di grande e di straordinario

Città Vallo di Diano
Facciamo qualcosa di grande e di straordinario

Presentazione

Questo sito, ideato e curato da Vincenzo Ferrara, viene presentato a Padula e lanciato online mercoledì 13 novembre 2019 “vedi qui” e nasce con lo scopo di far conoscere a tutti, oltre che agli addetti ai lavori, la storia e le problematiche inerenti e riguardanti la costituenda città Vallo di Diano.

Da me ideato e curato, sia per essere un fervente e convinto sostenitore di questo progetto, sia per dare un personale modesto contributo a questa valida e nobile causa, questo sito vuole essere un punto di riferimento, fare il punto della situazione ed aggiornare continuamente sullo stato dei fatti, quindi su ciò che è avvenuto e su ciò che avverrà e si farà, da parte dei promotori, delle istituzioni e della politica.

Città Vallo, Città Vallo di Diano, Vallo di Diano o come la si vuole chiamare, questa auspicata unione/fusione tra 15 comuni in un unico grande comune, è molto importante e fondamentale che si faccia.

Dalla presentazione della prima proposta di legge alla Regione Campania oltre venti anni fa, precisamente il 16-4-1999, i tempi sembrano maturi e non più procrastinabili.

L’omogeneità territoriale, culturale, sociale ed economica del territorio, ma anche linguistica con i dialetti simili e comunque tra loro comprensibili, il continuo avvicinarsi e fondersi dei comuni dal punto di vista urbanistico ed edilizio, nonché il continuo ed inarrestabile calo demografico e spopolamento, l’impoverimento del territorio, le cui eventuali responsabilità andrebbero cercate, ci impone questa scelta perché, tra le tante cose da valutare, c’è quella importante che dice che “l’unione fa la forza” e fa “la differenza”.

Dal 1987 ad oggi, abbiamo perso la ferrovia con le sue stazioni, il tribunale, il carcere, molti enti ed uffici pubblici e privati, come Telecom, Sirti, Enel, ecc. nonché assistito al ridimensionamento dell’ospedale di Polla.

La nuova città Vallo di Diano avrebbe una popolazione di circa 61.000 abitanti, collocandosi, in ambito provinciale, come seconda città più popolosa dei 157 comuni, dietro solo al capoluogo Salerno.

Una siffatta nuova città cosi popolosa, attraversata dall’autostrada A2 del Mediterraneo con quattro uscite (Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula) avrebbe molta più voce in capitolo, sia per chiedere la restituzione del maltolto (Tribunale, Carcere, Ferrovia, ecc) ma anche il potenziamento di molte altre istituzioni, tra cui una università propria o distaccata di altra, anche limitata a poche facoltà.

Migliaia di firmatari di questa proposta di legge chiedono a gran voce, ai politici locali ed a quelli regionali, che si faccia il referendum consultivo.

La Storia

Le origini del progetto della Città Vallo di Diano risalgono a 40 anni fa, prima del 1980, dall’idea progettuale di due locali illustri politici visionari (nel senso buono e positivo del termine), dell’allora Sen. Enrico Quaranta (San Pietro al Tanagro 2-1-1928 / Napoli 18-3-1984) e l’On. Regionale della Campania Gerardo Ritorto ( Polla 12-12-1937 / Montecorvino Rovella 15-5-1982), che per primi idearono e pensarono di realizzare un comune unico.

Lo slogan fu “se tutti i paesi del Vallo si dessero la mano” e, per tale realizzazione, fu affidato un incarico progettuale all’arch. Paolo Portoghesi, che progettò una città policentrica.

Ma prima la prematura e tragica scomparsa dell’On. Gerardo Ritorto nel 1982 a soli 44 anni e poi quella del Sen. Enrico Quaranta nel 1984 all’età 56 anni, lasciò incompleta ed incompiuta la realizzazione di tale importante idea progettuale.

Fino al 1999, quando Carmelo Bufano di Polla, riprese in mano la questione, raccogliendo le necessarie firme per presentare una proposta di legge alla Regione Campania.  

Purtroppo, questo iter si è rivelato lungo e travagliato, ad oggi ancora in itinere e non concluso. Ma andiamo per ordine.

La prima proposta di legge venne presentata ufficialmente alla Regione Campania il 16-4-1999, firmata da 5.129 cittadini valdianesi (firme minime necessarie 5.000), riguardante la costituzione del comune unico Vallo di Diano e comprendeva i 19 comuni dell’ex USL 57.
Purtroppo, secondo la Regione Campania non fu possibile deliberare perché, a distanza di tempo, si scoprì che tali atti e documenti si erano persi e smarriti, cioè non si trovarono più.

La seconda proposta di legge fu presentata 13-10-2013, questa volta firmata da 10.309  cittadini (firme minime necessarie 10.000), con secondo firmatario S.E. Mons. Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, comprendente i 15 comuni della Comunità Montana Vallo di Diano.
Ma anche in questa occasione la Regione Campania contestò alcune cose, tra cui la procedura e modalità di raccolta delle firme.

La terza proposta di legge fu presentata e depositata il 4-7-2014 da cinque consiglieri regionali, Donato Pica, Gennaro Mucciolo, Dario Barbirotti, Giovanni Fortunato e Fernando Zara.

La prima commissione permanente prima di esprimere l’ammissibilità fece anche un’audizione esterna presso il Centro sportivo meridionale di San Rufo, alla presenza di molti amministratori locali.
Fu poi portata per ben tre volte all’o.d.g. del Consiglio Regionale, ma non fu mai discussa. Vedi qui

La quarta proposta di legge, attualmente in corso, fu presentata il 26-1-2016 da due consiglieri regionali, Vincenzo Maraio e Tommaso Amabile. Vedi qui

In data 2-3-2017 la prima commissione permanente regionale ne ha deliberato l’ammissibilità, dopo aver fatto due audizioni, una a Napoli presso la Regione Campania l’8-11-2016 ed una esterna presso il Vescovado a Teggiano, in data 2-12-2016.

Fu chiesto anche il parere dei 15 comuni interessati e, di questi, 10 comuni diedero parere favorevole. 2 parere sfavorevole (Casalbuono e Pertosa, che nella precedente terza PDL avevano dato parere favorevole) e 3 comuni non l’hanno mai portato all’ordine del giorno in seno al consiglio, vale a dire Padula ed Atena Lucana che nel precedente terza PDL avevano espresso parere favorevole con gli stessi sindaci, infine Buonabitacolo che era commissariato.

Il 6-11-2018 è stata iscritta all’o.d.g del Consiglio Regionale ma mai discussa, nonostante da allora ad oggi ci sono state decine di riunioni di Consiglio Regionale che ha deliberato su centinaia di argomenti.

Perciò la domanda che tutti si pongono è questa: perché e per quali motivi il Consiglio Regionale della Campania non decide e non delibera sulla istituzione del referendum consultivo? 

Leggi di riferimento

Il processo di fusione di due o più comuni contigui è disciplinato dagli articoli 15 e 16 del D.Lgs. n.267 del 18 agosto 2000 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” Vedi qui

Tali articoli fanno riferimento agli articoli 117 e 133 della Costituzione Italiana e dispongono che spetta esclusivamente alle Regioni modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni e istituirne di nuovi mediante fusione. Infatti l’art. 133, co. 2, della nostra Costituzione cita: “La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”.

L’obbligo per il legislatore regionale è quello di “sentire le popolazioni interessate” al processo di modifica territoriale mediante lo strumento del referendum consultivo.

La Legge n.56 del 7 aprile 2014 di riforma degli enti locali, “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”, ha introdotto ulteriori disposizioni e misure agevolative ed organizzative in materia di fusioni di comuni, in particolare ai commi da 116 a 134 dell’art.1 Vedi qui

Poi vi sono le leggi regionali della Campania, in particolare: La Legge Regionale 29 ottobre 1974, n 54, “Norme sulla istituzione di nuovi comuni”, in particolare gli articoli 2, 7, 8 e 9. Vedi qui

La Legge Regionale 30 aprile 1975, n° 25, “Referendum Popolare”, in particolare gli articoli 1,3 e 9 e 28. Vedi qui

Legge Regionale 28 maggio 2009, n° 6, “Statuto della Regione Campania”, in particolare gli articoli 12 e 14. Vedi qui

Altre Fusioni

Dall’unità d’Italia ad oggi sono state centinaia le fusioni di comuni avvenute nel nostro paese.

Nel solo 2019 sono state approvate 31 fusioni di comuni, di cui sei per incorporazione, per un totale di 65 comuni soppressi.

Le regioni interessate ai processi di fusione di comuni nel 2019 sono:
Emilia Romagna 3, Lombardia 8, Marche 1 , Piemonte 11, Puglia 1, Toscana 1, Trentino Alto Adige 1, Veneto 5.

Mentre al centro nord quindi l’istituto della fusione dei comuni sta prendendo sempre più piede, il sud sembra rimasto ancora a guardare.

In Campania il primo ed unico caso di fusione riguarda il comune di Montoro, in provincia di Avellino, nato dalla fusione di due comuni, Montoro Inferiore e Montoro Superiore.

Il cammino verso la fusione è stato molto veloce. Il 27 gennaio 2011 il consigliere regionale Pietro Foglia presentò la proposta di legge (156/2011), nel 2013 si tenne il referendum consultivo nei due comuni, con una percentuale di voti favorevoli del 77,41%. Il 3 dicembre 2013 fu istituito e nel 2015 fu approvato lo statuto del nuovo comune.

In Italia molte altre fusioni sono state approvate per i prossimi anni, tra cui spicca la citta di Nuova Pescara, prevista per il 1° gennaio 2022,  che avrà una popolazione di 192.689 abitanti e nascerà dalla fusione di tre comuni, Pescara con 119.217 abitanti, Montesilvano 54.194 e Spoltore 19.278 abitanti.

 

Per maggiori informazioni e dettagli clicca sui link di seguito riportati:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fusione_di_comuni_italiani
https://www.diritto.it/unione-e-fusione-dei-comuni-nella-legislazione-italiana/
https://www.tuttitalia.it/variazioni-amministrative/nuovi-comuni-2019
https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105809.pdf
https://www.iusinitinere.it/la-fusione-dei-comuni-ordinaria-quella-incorporazione-nella-legge-delrio-5214

Analisi 15 Comuni

Dagli ultimi dati ISTAT, la popolazione residente nei 15 comuni del Vallo di Diano risulta essere di 60.217 abitanti.

Ai fini della composizione dei diversi consigli comunali, in base alla ultima legge vigente, abbiamo:

nove comuni fino a 3.000 abitanti, a ciascuno dei quali spettano 10 consiglieri comunali e 2 assessori, oltre il sindaco;
cinque comuni da 3.001 a 10.000 abitanti, a ciascuno dei quali spettano 12 consiglieri comunali e 4 assessori, oltre il sindaco;
un solo comune con popolazione da 10.001 a 30.000 abitanti, a cui spettano 16 consiglieri comunali e 5 assessori, oltre il sindaco.

Quindi attualmente nei 15 comuni abbiamo 15 sindaci, 43 assessori e 166 consiglieri comunali.

All’eventuale comune unico Vallo di Diano (da 30.001 a 100.000 abitanti) spetterebbero invece 24 consiglieri comunali e 7 assessori, oltre al sindaco, sicuramene con una forte contrazione del numero degli amministratori, una riduzione dei costi della politica ed una migliore funzionalità politica ed amministrativa.

Quanto detto è meglio e più facilmente consultabile dai due grafici di seguito riportato, il primo con i 15 comuni in ordine alfabetico ed il secondo per numero di abitanti, dal più popoloso ed abitato a quello più piccolo.

In ordine alfabetico
Per Numero di Abitanti
COMUNI ABITANTI SINDACI ASSESSORI CONSIGLERI

TOTALE CONSIGLIERI (Magg. + Min.)

ATENA LUCANA 2.336 1 2 10 10 (7+3)
BUONABITACOLO 2.549 1 2 10 10 (7+3)
CASALBUONO 1.194 1 2 10 10 (7+3)
MONTE SAN GIACOMO 1.572 1 2 10 10 (7+3)
MONTESANO SULLA MARCELLANA 6.704 1 4 12 12 (8+4)
PADULA 5.368 1 4 12 12 (8+4)
PERTOSA 690 1 2 10 10 (7+3)
POLLA 5.279 1 4 12 12 (8+4)
SALA CONSILINA 12.664 1 5 16 16 (11+5)
SAN PIETRO AL TANAGRO 1.695 1 2 10 10 (7+3)
SAN RUFO 1.754 1 2 10 10 (7+3)
SANT’ARSENIO 2.815 1 2 10 10 (7+3)
SANZA 2.608 1 2 10 10 (7+3)
SASSANO 5.013 1 4 12 12 (8+4)
TEGGIANO 7.976 1 4 12 12 (8+4)
TOTALE 60.217 15 43 166 166 (114+52)
           
CITTÀ VALLO DI DIANO 60.217 1 7 24 24 (18+6)
COMUNI ABITANTI SINDACI ASSESSORI CONSIGLERI
TOTALE CONSIGLIERI (Magg. + Min.)
SALA CONSILINA 12.664 1 5 16 16 (11+5)
TEGGIANO 7.976 1 4 12 12 (8+4)
MONTESANO SULLA MARCELLANA 6.704 1 4 12 12 (8+4)
PADULA 5.368 1 4 12 12 (8+4)
POLLA 5.279 1 4 12 12 (8+4)
SASSANO 5.013 1 4 12 12 (8+4)
SANT’ARSENIO 2.815 1 2 10 10 (7+3)
SANZA 2.608 1 2 10 10 (7+3)
BUONABITACOLO 2.549 1 2 10 10 (7+3)
ATENA LUCANA 2.336 1 2 10 10 (7+3)
SAN RUFO 1.754 1 2 10 10 (7+3)
SAN PIETRO AL TANAGRO 1.695 1 2 10 10 (7+3)
MONTE SAN GIACOMO 1.572 1 2 10 10 (7+3)
CASALBUONO 1.194 1 2 10 10 (7+3)
PERTOSA 690 1 2 10 10 (7+3)
           
TOTALE 60.217 15 43 166 166 (114+52)
           
CITTÀ VALLO DI DIANO 60.127 1 7 24 24 (18+6)

Vantaggi/Opportunità

Come già detto, dagli ultimi dati ISTAT, la popolazione residente nei 15 comuni del Vallo di Diano risulta essere di 60.217 abitanti.

Con tale numero di abitanti, l’eventuale comune unico si collocherebbe al secondo posto sui 157 comuni della provincia, subito dietro la città capoluogo di Salerno.

A livello regionale si collocherebbe al decimo posto, sui 550 comuni della Regione Campania.

Avrebbe anche più abitanti di altri due capoluoghi di provincia della Regione, vale a dire di Avellino (54.030 abitanti) e di Benevento (59.100 abitanti).

A livello di superficie territoriale sarebbe la città più grande della Campania, con 829,00 km².
Attualmente il comune più grande è Ariano Irpino (AV) con una superficie di 186,74
km².
Napoli 117,27 km², Benevento 130,84 km², Salerno 59,85 km² ed Avellino 30,55 km².

Ad una città così grande, così popolosa e così ben posizionata sull’asse viario autostradale nord-sud-nord si aprirebbero opportunità e vantaggi immensi en incalcolabili.

Da maggiore e migliore funzionalità polito-amministrativa come si è detto nel paragrafo “analisi dei 15 comuni”, ai vantaggi economici e finanziari statali e regionali, alla necessità di avere e dotarsi di istituti/uffici pubblici (tribunale in primo luogo) e privati.

 

Il processo di fusione di Comuni va collocato all’interno del più ampio quadro inerente l’autonomia degli enti locali.

Nell’attuale momento storico, fortemente caratterizzato da una profonda crisi economico-finanziaria, il legislatore statale, mosso dall’esigenza di una razionalizzazione delle spese, ha messo in atto un processo di ridefinizione dei territori (dagli ambiti provinciali alla c.d. geografia giudiziaria e – negli anni precedenti – anche dell’esperienza delle Comunità montane), nei confronti del quale il processo di fusione dei Comuni si configura a mo’ di percorso autenticamente “democratico”, proveniente dai livelli territoriali coinvolti e non discendente “dall’alto”, secondo parametri quantitativi predefiniti e senza alcuna riflessione sulle peculiarità dei territori di riferimento.

Infatti i Comuni, in quanto depositari di una tradizione millenaria, sono il frutto di una sedimentazione culturale sviluppatasi nei secoli.

 

Quali sono i vantaggi indotti dalla Fusione dei comuni?

Dalla fusione di questi Enti – per mezzo della messa in rete delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dell’adozione di logiche di polifunzionalità nel personale – è verosimilmente possibile trarre i seguenti benefici:

Garanzia, nel tempo, dell’offerta di servizi con l’attuale livello qualitativo ed omogeneo in tutto il territorio, anche in caso di future assenze, mobilità o quiescenze del personale;

minori spese di struttura grazie allo sfruttamento delle economie di scala nei costi e nei tempi, con conseguenti maggiori risorse da dedicare ai servizi ai cittadini e alle imprese, ad esempio per programmi anticrisi e sociali o per incentivare l’ottimizzazione energetica per cittadini e imprese;

incremento quantitativo (più ore) e miglioramento qualitativo (apertura in fasce orarie attualmente non coperte) del livello di accessibilità al pubblico;

grazie all’esenzione temporanea dal patto di stabilità e agli incentivi statali e regionali, possibilità di realizzare investimenti in progettazione di nuove opere pubbliche e in manutenzione di quelle esistenti;

strategie di programmazione e sviluppo territoriale e urbanistico sovracomunale di area vasta, che prevedano ad esempio la valorizzazione e la cura delle risorse ambientali e idrogeologiche, culturali e sportive presenti;

creazione di un servizio di trasporto pubblico intercomunale;

sviluppo di politiche di marketing territoriale;

maggiore “peso istituzionale” del nuovo Ente.

 

Solo vantaggi?

Alla luce dei rilievi effettuati, se da un lato vi sono evidenti sgravi fiscali e agevolazioni non è detto che la Fusione presenti solo risvolti positivi. Il rischio più evidente – e senza dubbio allarmante – è quello di perdere l’identità territoriale e la storia unica di ogni comune.

Lo studio di fattibilità ha evidenziato alcuni possibili rischi o relative criticità che potrebbero derivare dal percorso di fusione:

la gestione del pregiudizio secondo cui la fusione può verosimilmente condurre alla perdita dell’identità territoriale. A tal fine è auspicabile prevedere un percorso di coinvolgimento e partecipazione delle Comunità interessate;

l’esistenza di ambiti operativi e funzioni nei quali si è riscontrata una maggiore criticità, in termini di livello di disomogeneità tra gli Enti o di impatto esterno, per i quali è opportuno creare un percorso immediato di convergenza (Personale, Finanziario, Tributi, Pubblica Istruzione, Manutenzione e Urbanistica e Informatica);

l’impatto del percorso sul personale di questi Enti, legato ad un “timore della novità” che rende necessario un coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e del personale di questi Comuni.

Istanza/Appello

I politici, gli amministratori comunali e regionali sono tenuti a rispettare il volere popolare, già ampliamente espresso con la raccolta delle firme e, se non bastasse, anche le “Leggi di riferimento”.

Perciò il presente sito web vuole anche fare un invito/appello, costante e continuo, a tutti gli amministratori del Vallo di Diano, Sindaci in primo luogo, ma anche assessori e consiglieri comunali, di tutti i partiti, affinché appoggino e sostengano tale progetto e facciano le dovute pressioni sui consiglieri regionali affinché deliberino/approvino il referendum consultivo.

La città Vallo di Diano non è né di destra, né di sinistra e né di centro, ma è di tutti. E’ un valore che supera ogni schieramento ideologico e partitico.

Agli amministratori tutti dei 15 comuni, questo sito chiede di superare inutili ed anacronistici campanilismi ed ideologie partitiche, ma di pensare in grande e guardare lontano.

Gli amministratori locali e quelli regionali interessati possono passare alla storia per essere stati i protagonisti ed i fautori di questa grande città oppure i responsabili per non aver fatto il possibile, il necessario o addirittura niente per questa importante e lungimirante fusione/unione.

Perciò, per il bene del nostro territorio e dei nostri paesi, questo sito vuole lanciare a tutti il seguente appello:

Facciamo qualcosa di grande e di straordinario